BLOG DEL COLLETTIVO LAVORI IN CORSO

Archive for febbraio, 2012

SOLIDARIERA’ AGLI ANTIFASCISTI/E DI FOGGIA

by on Feb.27, 2012, under General

Il Collettivo Lavori in Corso esprime totale solidarietà e vicinanza agli antifascisti e alle antifasciste del Laboratorio Politico Jacob di Foggia, arrestati sabato scorso durante la contestazione per l’inaugurazione della sede di Casapound.
Forze dell’ordine, giornalisti e politicanti vari, legittimano costantemente la loro presenza nelle nostre città e sui loro giornali. Gli sciacalli mediatici si sono superati, oltre all’infame equiparazione tra gli opposti estremismi alla quale eravamo già abituati, questa volta si sono schierati direttamente dalle parte dei fascisti. L’accanimento da prima pagina degli ultimi giorni contro i compagni foggiani, confermata dalle falsità scritte sui giornali e dalla pubblicazione di nomi e foto segnaletiche, ha l’obiettivo di criminalizzare uomini e donne che lottano ogni giorno contro il sistema che fa del fascismo uno strumento di repressione.
Di fatto si è sbattuto “il mostro” in prima pagina, reo di aver contestato l’apertura di un covo di fascisti, saliti alla ribalta, negli ultimi mesi, con il pluriomicidio di due senegalesi a Firenze.
Ribadiamo la necessità di non lasciare spazi fisici e politici a chi fa propri i vecchi valori del Ventennio che, coperti da slogan da finti ribelli, si nascondono dietro l’etichetta dei bravi ragazzi che fanno “volontariato”.
Il fascismo è sempre stato sfruttamento, repressione e profitto; contrastarlo è un dovere di tutti e tutte. Per questo invitiamo le compagne e i compagni a proseguire nella tenace lotta quotidiana nelle università, nei posti di lavoro, nelle città e nelle piazze, per ricacciare questi infami vigliacchi da dove sono venuti.

Esigiamo l’immediato rilascio dei compagni e delle compagne che si trovano agli arresti domiciliari.

 

L’ANTIFASCISMO NON SI ARRESTA!

LIBERTA’ PER I COMPAGNI ARRESTATI!

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L’ANTIFASCISMO NON E’ UNA RICORRENZA

by on Feb.22, 2012, under General

Il 22 febbraio 1980 Valerio Verbano fu assassinato dai fascisti dei NAR. Fu assassinato perchè comunista, voleva e cercava una società senza più sfruttamento e ingiustizie: aveva lavorato ad un’inchiesta sulle collusioni
fra neofascisti, stato e criminalità organizzata.
Roberto Scialabba fu ucciso il 28 febbraio 1978, durante una aggressione squadrista dei fascisti dei NAR (Fioravanti C. e V., Anselmi, Alibrandi e il Bianco comparso nelle recenti cronache per la parentopoli di Alemmanno), a Cinecitta’. L’assassinio fu rivendicato come vendetta per Acca Larentia. La stampa, ovviamente, pubblicò la notizia del suo
assassinio come un regolamento di conti per questioni di droga per snaturare del contenuto politico un’aggressione fascista. Valerio, militante nell’area dell’Autonomia, attivo nel collettivo del Liceo scientifico Archimede e nel quartiere; Roberto, militante di Lotta Continua poi attivo nell’Autonomia e impegnato nell’occupazione di via Calpurnio
Fiamma; entrambi compagni operativi e legati a percorsi di liberazione antagonisti e anticapitalisti.
Percorsi che vedevano la contrapposizione ai modelli tradizionali della politica (partiti e partitini) e lo sviluppo di un’organizzazione autonoma tra i /le proletari/e, a cominciare dal proprio territorio, al fine di costruire
una società altra da quella (capitalistica) esistente.
Valerio e Roberto erano entrambi rivoluzionari ed è per questo che furono eliminati; praticavano l’antifascismo come aspetto necessario della lotta di classe nel quartiere e in tutta la città. Era, quindi, parte integrante
della loro scelta politica quotidiana sia come individui che comunisti.
Come ogni anno ci ritroviamo tutti e tutte insieme per ricordarli. Per ricordare e far presente come l’antifascismo, per noi, come per Roberto e Valerio, si inserisca all’interno di una pratica quotidiana di opposizione ai
modelli di gestione autoritaria dei territori ed alla loro svendita da parte della classe dirigente in favore degli interessi privati. Ed è proprio perché pensiamo che l’antifascismo non sia riducibile a sterili liturgie, a merce elettorale, a vetrina spettacolare o a valore commerciale, ma vada praticato quotidianamente a partire dalle lotte, dalla presenza e dal
lavoro sui territori PER un opposizione di classe che ha come sua naturale controparte lo sfruttamento dei padroni e le loro istituzioni locali e nazionali.

VALERIO E ROBERTO VIVONO NELLE LOTTE

ASSEMBLEA PER L’AUTORGANIZZAZIONE

http://www.assembleaperlautorganizzazione.org/

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La resistenza contro i crimini fascisti nel confine orientale italiano

by on Feb.03, 2012, under General

 

 

Nel 1924, dopo la fine della prima guerra mondiale, i trattati di pace inclusero
all’interno del confine italiano circa 500.000 tra sloveni e croati. Il governo fascista
cominciò una politica di italianizzazione forzata che raggiunse il suo culmine nel
1942, quando fu nominato comandante della seconda armata italiana e massima
autorità militare jugoslava Mario Roatta. Era al comando della guerra italiana contro i
partigiani slavi, che da decenni subivano le imposizioni e la repressione del regime
fascista. Si è reso inoltre responsabile della costruzione di campi di internamento per
migliaia di Jugoslavi e della stesura di leggi che permettevano di giustiziare ostaggi,
deportare famiglie e incendiare case. Dall’aprile del 1941 al settembre del 1943 interi
villaggi furono massacrati in Croazia e Slovenia con la scusa di essere sostenitori
della resistenza partigiana. Nel solo territorio della provincia di Lubiana 9000
persone furono eliminate e 800 paesi distrutti. Il tutto rientrava in un lugubre piano di
pulizia etnica, che mirava a svuotare le città e soprattutto i villaggi, dagli slavi per far
posto alle famiglie delle vittime italiane.
Uno dei campi di concentramento più esteso si trovava sull’isola di Rab (Croazia),
nelle vicinanze del villaggio di Campor, e conteneva circa 15.000 slavi; anche su
territorio italiano ce n’erano più di uno: Trieste, Padova, Treviso, Toscana e altre
regioni.
In un clima così teso e oppressivo fu forte la collaborazione tra perseguitati politici
italiani e partigiani slavi. A testimonianza vi è l’episodio del 1943 della fuga dal
campo di Renicci (comune di Anghiari) e la successiva confluenza dei prigionieri
nelle brigate partigiane più vicine.
Viviamo in un periodo in cui il revisionismo storico è diventata una potente arma
nelle mani di chi ci governa. Con lo scopo di creare false coscienze e distruggere lo
spirito critico, politicanti d’ogni dove si divertono a riscrivere la storia, buttando
fango su chi è morto per la Libertà.
Noi ci teniamo a ricordare questi giorni, non come le violenze di un popolo sull’altro
o viceversa. Ci teniamo a ricordarli come la legittima resistenza di un territorio
abitato da numerose etnie. Ci teniamo a ricordarli come un sincero episodio di
solidarietà tra sfruttati\e contro un governo infame e violento. Ci teniamo a ricordarli
per mantenere viva la speranza di Libertà che batteva nei cuori di tutti quegli uomini
e tutte quelle donne uccise dal fascismo.

SIETE TUTT@ INVITATI
VENERDì 10 FEBBRAIO
DALLE 11:00
FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA-TOR VERGATA

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