BLOG DEL COLLETTIVO LAVORI IN CORSO

Archive for Ottobre 7th, 2010

Breve ricostruzione di quanto accaduto

by on Ott.07, 2010, under General

Eravamo una quindicina a volantinare, ragazzi e ragazze di Tor Vergata, quando arrivarono trenta-quaranta fascisti di “Blocco”
e “Casapound” che ci aggredirono selvaggiamente dopo esserci rifiutati di consegnare loro tutto il nostro materiale, destinato
ad informare gli studenti di Giurisprudenza.
Fino a pochi minuti prima ci trovavamo nell’ufficio del Rettore a cui avevamo presentato le nostre rimostranze nei confronti
dello sdoganamento (tra l’altro con finanziamento e patrocinio) e la presenza dei gruppi già noti per le loro azioni violente.
Dopo due anni di minacce, intimidazioni e aggressioni non capivamo perché questi soggetti venissero accolti a braccia aperte
nell’università.
Il faccia a faccia si concluse con uno studente che si rivolse al Rettore con testuali parole: “Aspettate il morto per intervenire?”
Il risultato fu di 5 studenti, 1 studentessa e 1 dipendente, intervenuto per bloccare il pestaggio, che rimasero feriti: 122 giorni di
prognosi complessivi, contusioni gravi e varie fratture per due di noi.
Un mese dopo scattarono anche gli arresti: alle 7 di mattina la DIGOS fece irruzione nelle abitazioni di 3 di noi (e di 4
neofascisti, presi però tra quelli che non erano studenti di Tor Vergata, tra cui un consigliere 38enne al XX Municipio, attuale
“vicepresidente” di Casapound) che portati all’Ufficio Immigrazione di Tor Sapienza (!?!?), furono schedati e fotosegnalati,
dopo le perquisizioni di case e autovetture.
Obbligo di dimora nel comune di residenza e obbligo di restare nella propria abitazione tutti i giorni dalle 19 alle 6 di mattina.
Tutte le notti, agli orari più disparati, venivano effettuati controlli di reperibilità da parte di Polizia e Carabinieri, incuranti del
fatto che con noi c’erano anche i nostri genitori, fratelli e sorelle.
Per due settimane andò avanti così, saltarono tutti gli impegni di studio e lavoro, i vicini si chiedevano il perché di tutto questo
via-vai di agenti di forze dell’ordine.
Di fatto però la repressione si trasformò in solidarietà nei confronti degli studenti arrestati: decine di amici, parenti, colleghi,
vicini e compagni di lotta passavano a trovarli a casa ogni giorno, in quanto le visite erano consentite.
Numerosi anche i contatti con i docenti e i ricercatori dei corsi frequentati preoccupati della situazione.
Il 16 marzo, giorno successivo alla prima aggressione, dopo la nostra conferenza stampa nella facoltà di Lettere, ci recavamo al
Rettorato in vista della riunione del Senato Accademico con lo scopo di accompagnare il rappresentante degli studenti che
avrebbe dovuto portare all’attenzione della seduta le gravi carenze dei servizi per i disabili e richiedere l’abbattimento delle
barriere architettoniche ancora presenti nelle strutture.
Volevamo essere lì presenti anche per incontrare, nuovamente, il Rettore e le istituzioni accademiche, visti i gravi fatti avvenuti
il giorno precedente. Di fatto, trovammo un presidio armato di un centinaio di fascisti di “Casapound” e “Blocco Studentesco”:
in pratica erano presenti tutti i loro esponenti di Roma e provincia.
Tra di loro vi era il “capo”, Gianluca Iannone (pluricondannato per altre aggressioni), tutti gli aggressori già presenti il giorno
prima, tra i quali Francesco Polacchi, tristemente noto “sprangatore tricolore” di Piazza Navona e Noah Mancini neo-eletto al
Senato Accademico.
Al nostro rappresentante fu impedito di entrare in Senato, grazie anche alla complicità delle forze dell’ordine, guidate
direttamente dai vertici della Questura di Roma, che avevano militarizzato la facoltà e agito coordinandosi con i numerosi
neofascisti che loro conoscono ampiamente.
Testimoni diretti di quanto diciamo furono i numerosi dipendenti del Rettorato che hanno assistito alla loro “preparazione” ben
prima che partissimo da Lettere per raggiungere Giurisprudenza.
Il messaggio che doveva passare verso l’opinione pubblica, quella della rissa tra opposti estremisti, è stato costruito così come
vi abbiamo spiegato, tanto che va rimarcata la presenza di numerosi agenti in borghese durante la conferenza stampa a Lettere
che non solo non hanno avvertito nessuno di noi sulla presenza ingente e armata dei neofascisti ma addirittura ci hanno chiesto
se volevamo fare un corteo (in 30-40 ???) fino a Giurisprudenza.
Ci sono così piovuti addosso squadristi e agenti delle forze dell’ordine appena giunti nei pressi del parcheggio del “Toy’s”:
l’operazione, oltre ad alcuni contusi, ha “fruttato” 8 denunce per “rissa” (non ai 3 studenti del giorno precedente ma ad altri
antifascisti solidali nei nostri confronti, mentre 7 denunce riguardano gli squadristi).
Stavolta però non si può contare sull’ausilio di nessuna immagine filmata che appunto complica la situazione legale dei
denunciati del secondo giorno. Strano che tra le decine di agenti presenti nessuno avesse una videocamera (come di solito è
loro prassi) e l’unica che è stata notata se l’erano portata i neofascisti…più di così…
Il Tribunale del Riesame ha poi rimesso in libertà, dopo 14 giorni, gli studenti antifascisti di Tor
Vergata arrestati ad aprile, motivando la sentenza con il fatto che, alla luce di quanto acquisito, “è
sorprendente che le vittime debbano rispondere di rissa per di più aggravata dalle loro stesse lesioni”
.
Anche il PM è dovuto quindi tornare sui suoi passi: è caduta così, a settembre, l’imputazione per “rissa aggravata” per 4
neofascisti e 3 studenti vittime del pestaggio del 15 marzo. Adesso si tratta di “lesioni personali” eseguite dagli squadristi ai
danni di 5 studenti dell’Ateneo (di Scienze, Ingegneria e Lettere).
Per questo chiediamo a tutti/e di dare un segnale a sostegno di chi studia e lavora a Tor Vergata promuovendo la
costituzione dell’Ateneo a “parte civile lesa” affinché simili episodi non si ripetano mai più e sia debellato lo
squadrismo di ben note organizzazioni in cerca di legittimazione istituzionale.

Studenti, ricercatori e lavoratori antifascisti/e di Tor Vergata

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L’Ateneo si costituisca “parte civile” nel processo contro i fascisti

by on Ott.07, 2010, under General

15 e 16 marzo 2010 – Tor Vergata: studenti e dipendenti aggrediti dai fascisti di “Casapound” e
“Blocco Studentesco”. E’ necessario che, dopo mesi di silenzio, la comunità accademica prenda
una posizione ufficiale.

Cogliamo innanzitutto l’occasione per ringraziare tutti coloro che ci hanno espresso solidarietà e vicinanza durante quei difficili
giorni e in quelli successivi agli arresti (immotivati) di aprile.
Anche la verità giudiziaria sta (finalmente) emergendo grazie alle numerose testimonianze e al filmato di una telecamera di
videosorveglianza (vedi retro del volantino).
Ci teniamo ad evidenziare che la violenza squadrista del 15 e 16 marzo, oltre ad essere premeditata e ben organizzata,
e’ il culmine di una situazione che si trascina a Tor Vergata dal 2008.
Due anni di minacce, intimidazioni, provocazioni e aggressioni fisiche (ampiamente note all’amministrazione dell’università)
hanno preparato “il terreno” per il pestaggio contro gli studenti impegnati in un volantinaggio di controinformazione:
un’incursione che per due giorni ha tenuto in ostaggio la comunità universitaria e lo stesso Senato Accademico.
Da tempo i neofascisti, che si rifanno apertamente al fascismo e allo squadrismo storici, vengono usati per confondere,
intimidire, colpire chi si batte per il diritto allo studio, contro lo smantellamento della scuola e dell’università pubblica, per la
tutela dei lavoratori, contro la precarietà: gli “sprangatori tricolori” di Piazza Navona nel 2008, responsabili anche
dell’incursione negli studi di “Chi l’ha visto” qualche giorno dopo, sono gli stessi personaggi piombati qui a Tor Vergata.
I fascisti di oggi hanno lo stesso compito degli squadristi cui si rifanno apertamente: allora colpivano contadini e
operai che lottavano per una vita più dignitosa, adesso vengono usati (Cossiga docet, nella famosa intervista del 2008 a “Il
Giorno”) per tentare di infiltrarsi nei movimenti per il diritto allo studio ed in altre situazioni sia per depotenziarli che per
trarne legittimazione da “spendersi” con i rispettivi padrini politici (non a caso parliamo di padrini, viste le iniziative che hanno
organizzato con Dell’Utri e Ciarrapico, tanto per fare un paio di esempi).

Siamo qui oggi, a quest’incontro promosso per discutere del grave momento che l’università sta attraversando, non solo per informare sui fatti e sugli
sviluppi giudiziari, ma anche per sottolineare il nesso tra il rifiuto della presenza di gruppi neofascisti a Tor Vergata e le lotte contro i tagli all’università, il blocco
degli scatti, la precarizzazione dei lavoratori (ricercatori, tecnici e amministrativi), l’attacco al diritto allo studio, la privatizzazione e
l’aziendalizzazione degli atenei.
Ricordando i 12 professori universitari che nel 1931 si rifiutarono di prestare giuramento al regime fascista, auspichiamo che nel suo piccolo Tor Vergata
voglia fare proprio l’impegno di respingere la violenza
di questi gruppi squadristi. Già a marzo 160 docenti e non docenti sottoscrissero un appello di denuncia, chiedendo all’Università di costituirsi parte civile.

Chiediamo a tutti di sostenere questa battaglia, iniziando dalla proposta di costituzione “parte civile” dell’ateneo, per non lasciare soli gli studenti e i dipendenti vittima di quella violenza. Perché il fascismo esca definitivamente da Tor Vergata per non rientrarci mai più.

Studenti, ricercatori e lavoratori antifascisti/e di Tor Vergata

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